Una particolare scultura è questa di Manolo Tzombanakis dove l’immagine o la figura è adombrata in una icona grafica fatta di sottilissime lamelle di legno, come in passato (prima degli anni Ottanta) di cemento colorato con impasti di polveri e pietre. Una grafia resa da striature segniche contenenti motivi di spazio – vuoto in elementi plastici sintetici per una presenza plastica vista nella sua essenzialità.
Lamelle di legno dunque per una composizione analitica di linee – forze in “rilievi” monofacciali o bifacciali; strutture che adeguano se stesse alla immagine seguendo curvature e forme configuranti l’ideale umano o mitico pensato; una struttura lamellare che si plasma sulle linee del corpo racchiudendo lo “spirito” della creatura ideata evocandone pensieri, tensioni emotive, istinti. Sono figure del mito e dell’antica Grecia come, contestualmente, di contemporanea presenza.
Vediamo “Dafne” (legno, 1993), “Danza erotica” (legno, 1977), “Ikaro” (legno, 1987), poi oggetti plastici solidamente strutturati: “Violoncello” (legno, 1985) o immagini della quotidianità inserite nello spazio vuoto : “Donna in autobus” ( bronzo, 1977) ecc. ecc.
Un ampio repertorio di figure – simbolo in tramature materiche di tesa linearità o segmentate, quasi un corsivo scritturale per una icona segnico – figurativa di grande effetto e calamitante attenzione.