
Solo due anni separano Bonnard (1867-1947) da Matisse (1869-1954). Le lettere
che i due pittori si scambiano tra il 1925 ed il 1946 costituiscono un documento
di valore inestimabile che inizia con una significativa cartolina inviata da
Matisse a Bonnard - esposta in mostra - con scritto emblematicamente "Viva la
pittura!". Il lungo carteggio, testimonianza di un'amicizia preziosa, diventa
assai più intenso negli anni della guerra -
quando entrambi gli artisti
vivono in grandi difficoltà nel Midi della Francia - e termina, poco prima della
morte di Bonnard, con una lettera di quest'ultimo che si rallegra di avere di
fronte i due apprezzatissimi quadri l'Asie e la Dame à la robe blanche di
Matisse che questi gli aveva inviato tramite Lydia Delectorskaja.
I due
artisti, dunque, si tengono sempre in relazione fra loro, scambiandosi idee e
opinioni su una visione dell'arte che li accomuna: le celebri frasi di Matisse
"L'arte è una comoda poltrona" o di Bonnard "La pittura non è altro che il
piacere di dipingere" vanno lette come l'espressione di un concetto comune ai
due pittori per cui l'artista non deve sottomettersi alla natura e alle sue
regole ma solo ed esclusivamente a quelle del suo dipinto.
La pittura di
Bonnard e Mattisse non teme di esistere al di fuori delle grandi battaglie
storiche delle Avanguardie del '900 e, più che porsi sul terreno di un dibattito
ideologico sulla rappresentazione della realtà, cerca il proprio scopo e il
proprio significato all'interno del quadro stesso, intendendo l'arte non come
imitazione o interpretazione della vita, ma come la trascrizione dell'emozione
provata dall'artista di fronte ad uno spettacolo.
In Bonnard la pittura è
"reinvenzione" e, allo stesso tempo, superamento della tradizione per aprire
nuove strade. Pur conoscendo le scoperte dei suoi contemporanei, Bonnard fa un
percorso artistico solitario consacrando quarant'anni di vita e di pittura
all'esplorazione della visione, interrogandosi continuamente sul colore, la luce
e lo spazio. La rivoluzione che Bonnard introduce in pittura, è il tentativo di
riprodurre una sensazione psicofisiologica reale, cioè di dipingere la
'sensazione' che il soggetto ha prodotto in lui, ricollocandola nel fluire del
tempo quotidiano, inserendola a posteriori in un ambiente quotidiano. La
percezione visiva, così inserita nel suo fluire quotidiano, si trova ad
abbandonare uno degli elementi fondamentali per la pittura tradizionale: la
prospettiva. Non dovendo più riprodurre un'immagine bensì una percezione, il
dipinto non raffigura più la realtà ma una visione cerebrale che da essa deriva
ma che con essa non è connessa.

Proprio questo aspetto, il superamento della
mimesi, è quello che Matisse va ricercando nell'arte orientale, composta di
colori piatti, di forme giustapposte e non gerarchizzate, costruendo quadri in
cui è la percezione complessiva a essere la fonte dell'emozione artistica.
Matisse obbedisce a una sola idea: la ricerca costante di equilibrio tra colori
e forme. Molto presto, sconvolgendo i tradizionali rapporti tra disegno e
colore, elabora i dati fondamentali della sua arte dove l'aplat e l'arabesco
sono gli elementi costitutivi.
L'8 gennaio 1940 scrive Matisse a Bonnard:
"Mio caro Amico, sono felice di farle sapere che stamattina il mio primo
pensiero è stato per Lei.
Conservo un ricordo preciso del suo lavoro. Non
l'ho mai trovato tanto compatto e quella decorazione con il roseto in secondo
piano, la vedo ancora molto nitida: e mi piace molto! E quella marina blu, mi
dispiace non aver potuto vedere il mazzo di rose finito. Mi ripromettevo di
vederlo prima di partire, ma il poco tempo e l'interesse della conversazione
(parlavo di me) me lo hanno impedito. Buona fortuna, amico mio, tutto va bene.
Dati i tempi, siamo entrambi relativamente in buona salute. Stamani è bel tempo
ed il clima è mite. Continuerà così. Saluti amichevoli" E così scrive, in una
simbolica rispondenza, nel maggio del 1946 scrive Bonnard a Matisse: "Caro
Matisse, i suoi quadri arredano, è questo il termine adatto, la mia sala da
pranzo su uno sfondo ocra che gli si addice. Soprattutto il ritratto di donna
con collana, il cui rosso è magnifico di sera. Di giorno, è il blu dominante.
E' proprio vero, come cambiano i colori con la luce!! Lo constato ogni giorno e
di questo piacere e questo insegnamento la ringrazio."
Inoltre, due
strumenti vengono utilizzati da Bonnard per distruggere ulteriormente il senso
dell'oggettività dell'immagine e della sua prospettiva: lo specchio e la
finestra. Nella sua capacità di riflessione e di riproposizione degli oggetti
che in esso appaiono, lo specchio annulla completamente ogni continuità
prospettica. La finestra, invece, aperta su un panorama in cui non è più chiaro
se la visione è dall'esterno all'interno o viceversa, abolisce una volta per
tutte la frontiera tra interno ed esterno. Su questa strada il cammino pittorico
di Matisse si spinge ancora oltre, inserendo nella raffigurazione dell'interno
anche quella di un quadro.
In questo gioco continuo di rimandi tra realtà e
realtà pittorica, se nelle opere di Matisse i colori che costruiscono il cielo,
i corpi, la carne, le nuvole, sono gli stessi che - quasi senza soluzione di
continuità - costruiscono tappeti preziosi e stoffe sontuose che vagheggiano
l'Oriente, Bonnard esclama: "un quadro non è altro che un insieme di macchie che
si legano fra di loro finendo per dare luogo a un oggetto su cui lo sguardo
deve posarsi senza che vi siano interruzioni".